Lingue

ristorante Opificio

ristorante Opificio
Anno: 
2004
Tipologia: 
Commerciale
Località: 
Rivoli (Torino)
Committente: 
privato
Progetto: 
BSA
Direzioni lavori: 
BSA

Il progetto nasce dalla volontà di continuare il percorso concettuale iniziato nel 2003 con il Sicomoro cercando di costruire un ristorante dalle elevate caratteristiche architettoniche e di design, dove poter mangiare dei piatti con ingredienti semplici ma di alta qualità, rivolgendosi ad una clientela culturalmente attenta alla scoperta di sensazioni nuove. Uno dei concetti che fanno capo al progetto, già intrapreso e sviluppato nel Sicomoro, si basa sulla “gestione dell’imperfezione per rendere lo spazio domestico” e quindi facilmente vivibile.

Le attuali esigenze dei consumatori, se da una parte si semplificano, come nella ricerca di un prodotto semplice e genuino, dall’altra si rendono più complesse, ad esempio la pretesa di luoghi sempre più emoziananti e aggiornati alle nuove tendenze.
La ricerca più complessa è proprio la selezione delle tendenze, che non hanno radici o possibilità di un futuro sviluppo e quindi vita breve, da quelle che invece portano a sperimentare nuovi ragionamenti per esperienze creative di elevato contenuto per la cultura e per i sensi.
Per questo motivo cerchiamo di non essere inquinati dalle mode passeggere dando più libero sfogo ad una progettazione che sovente può essere percepita come “dura”.
Preferirei invece definirla “sincera” perchè lo scopo è quello di fare sentire attraverso il tatto e la vista, la materia, le forme e i significati per quello che sono.
Questo spirito si deve anche ritrovare nei piatti, dove l’ingrediente è facilmente riconoscibile attraverso il gusto e l’olfatto.

L’attualizzazione delle esigenze nell’alimentazione, nell’estetica con un atteggiamento più spontaneo da parte del cliente nel frequentare il locale.
Questo è stato il punto di partenza per una ricerca basata più sull’insieme delle emozioni finali date da una somma di sensazioni dei sensi che vengono stuzzicati nel momento in cui ci si appresta all’ “emozionante” atto del consumare un buon pasto. La difficoltà principale della progettazione consisteva nel togliere a questo edificio la sensazione di scatola chiusa intervenendo così sull’apertura totale della facciata e attraverso la costruzione di due cavedi che creano un collegamento verticale mettento in comunicazione i 2 livelli con l’esterno.
Questo collegamento esterno sottolineato dalla presenza di bamboo alto nove metri, porta nel locale una sensazione di natura che stupisce positivamente l'ospite mettendolo nella condizione mentale di rilassarsi e godersi gli altri particolari che si susseguono, anche nelle zone meno importanti. Una visita attenta ci farà scoprire le prospettive più interessanti a partire dall’ingresso con le ampie vetrate il bancone e il forno a legna, il cavedio con l’apertura in vetro automatica per fare respirare la pianta e l’ambiente, il retro con la sua moderna scala che in caso di pioggia darà al cliente l’emozione di vedere l’acqua scendere dalla rampa contenuta dietro una vetrata. Anche i servizi al piano interrato sono stati pensati per trasmettere emozioni attraverso materiali e giochi di luce che si osservano compiendo un gesto molto semplice: aprendo l’acqua del rubinetto esce una fiamma fedda.
All’esterno, sul tetto piano, si possono sentire i profumi delle piante aromatiche che circondano tutto il terrazzo facendo anche da schermo verso i palazzi più alti.
La presenza del verde accompagna il cliente anche nella parte dell’interrato in una zona, perché no, per il relax mentale.